Ti è mai capitato di pensare: “Ho l'ansia ma non so perchè.” ?
Magari la tua vita, vista da fuori, sembra andare bene. Eppure qualcosa dentro non si calma.
Può essere una sensazione di agitazione continua, il bisogno di controllare tutto, pensieri che non si fermano, difficoltà a dormire, tensione nel corpo o una sensazione difficile da spiegare: “Non so cosa ho, ma non sto bene.”
E' bene quindi sapere che: non sempre l'ansia ha un motivo immediatamente riconoscibile.
L'ansia non nasce sempre da ciò che sta succedendo adesso
L'ansia è una risposta naturale dell'organismo quando percepiamo una minaccia o qualcosa che richiede attenzione. In alcune situazioni è persino utile: ci prepara ad affrontare un esame, un cambiamento, una situazione difficile.
Il problema può nascere quando il sistema di allarme rimane attivo anche quando, apparentemente, non c'è nulla da affrontare.
Può succedere allora di sentirsi in pericolo senza sapere esattamente da cosa. E questo può essere molto destabilizzante.
“Perché sono agitata se non è successo niente?”
“Perché non riesco a godermi questo momento?”
“Perché continuo a preoccuparmi anche quando so razionalmente che non ce n'è bisogno?”
Sono domande frequenti.
A volte il corpo si accorge prima di noi che qualcosa non va
Non sempre il disagio psicologico arriva sotto forma di un pensiero chiaro.
A volte arriva attraverso il corpo. Una tensione che non passa. Il cuore che accelera. Lo stomaco chiuso. Una sensazione di peso sul petto. La difficoltà a rilassarsi. La stanchezza. Il sonno disturbato. La necessità di essere sempre impegnati per non fermarsi a pensare.
Questo non significa che ogni sintomo fisico sia necessariamente legato all'ansia: quando un sintomo è nuovo, intenso o persistente è importante valutarlo anche con il proprio medico. Ma può essere utile chiedersi anche che cosa sta succedendo dentro di noi.
“Ma io non ho nessun problema”
È una frase che sento spesso.
E qualche volta è vera: non c'è un problema concreto da risolvere.
Altre volte, però, il problema non è ciò che sta accadendo oggi.
Può avere a che fare con un periodo di vita che si è concluso, con una relazione, con una scelta che non riusciamo a fare, con un cambiamento che facciamo fatica ad accettare.
Oppure con qualcosa che abbiamo imparato a sopportare così bene da non riconoscerlo più come una fonte di sofferenza.
Ci sono persone abituate da anni a essere forti, autonome, disponibili, efficienti.
Persone che hanno imparato a non chiedere troppo. A non fermarsi.
A mettere da parte quello che sentono per occuparsi di ciò che devono fare.
Finché, a un certo punto, il corpo o la mente iniziano a chiedere spazio.
E allora può comparire l'ansia.
Non necessariamente perché “c'è qualcosa che non va in te”, ma perché forse c'è qualcosa che chiede di essere ascoltato.
Quando l'ansia diventa un problema?
Non è necessario aspettare di stare malissimo per chiedere aiuto.
Può essere utile parlarne con uno psicologo quando l'ansia:
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è presente per settimane o mesi;
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occupa molto spazio nei pensieri;
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interferisce con il sonno, il lavoro o le relazioni;
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porta a evitare situazioni o attività;
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rende difficile vivere con tranquillità anche momenti che vorremmo goderci;
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porta a cercare continuamente rassicurazioni o a controllare ciò che ci circonda;
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si accompagna a episodi di forte paura o attacchi di panico.
Non esiste però una soglia uguale per tutti. Anche un disagio che non appare “grave” può meritare attenzione se senti che non vuoi più continuare a stare così.
Non tutto ciò che proviamo deve avere una spiegazione immediata
Una delle cose che può alimentare ulteriormente l'ansia è proprio il bisogno di eliminarla subito.
“Devo capire perché.”
“Devo smettere di sentirmi così.”
“Devo trovare una soluzione.”
Ma a volte il primo passo non è far sparire quello che sentiamo. È avvicinarsi a ciò che sentiamo con un po' più di curiosità e un po' meno giudizio.
L'ansia può essere un segnale. Non sempre indica un pericolo reale e non sempre racconta tutta la storia. Può però dirci che dentro di noi c'è qualcosa che merita attenzione.
E forse la domanda può cambiare: non più soltanto “Come faccio a far passare l'ansia?”
ma anche: “Che cosa sta cercando di dirmi questa parte di me?”
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